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Android per lavorare non è male

Di Claudio Stoduto

Da una settimana sto usando Android stock per lavorare e non mi ci sto trovando affatto male.

Ho deciso di fare un patto con me stesso e di rimettermi a provare concretamente Android dopo vari anni di tentavi vani e di completa devozione nei confronti di iOS. Sebbene mi duole dirlo viste anche le strane scelte di Apple, ad oggi il suo sistema operativo mobile rimane ancora il mio punto di riferimento per molti aspetti.

Partiamo dal presupposto che volevo prima di tutto nuovamente scindere il telefono del lavoro dal telefono personale. I motivi sono sostanzialmente legati alla possibilità di poter riporre facilmente il primo fra i due citati e non dover andare ad avere mille distrazioni se voglio godermi un bel weekend con il sole fuori. Sorpassando i discorsi filosofici la scelta era ricaduta verso due differenti opzioni. La prima riguardava un altro iPhone ma che fosse moderno e compatto, così da sostituire il mio SE che non riusciva più a stare al passo con i tempi dei software. Oppure un dispositivo Android dotato però di un’esperienza stock in maniera tale da avere Android puro così come Google lo ha pensato. Detto questo mi sono pentito quindi di non aver preso un Pixel 2 XL a 329 euro da Unieuro prima di Natale, perché sarebbe stato perfetto. Fatto sta che gli iPhone costavano realmente troppo e la voglia di provare Android cresceva nonostante tutto.

Mi ritrovo così ad avere in mano uno Xiaomi Mi A2 con 6 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio interno. Non ho quindi bisogno di dover mettere mano alla memoria interna ed ho la possibilità di utilizzare due schede. Una è la mia sim secondaria dove spero di non ricevere mai e poi mai chiamate. L’altra invece a rotazione sarà quella di vari operatori che ho in mente di provare nel corso di questi mesi.

Ero tanto scettico su questo smartphone e sul software, ma alla fine mi sono ricreduto. Outlook è finalmente una bella alternativa a Mail di Apple così come alcune app To-Do sono finalmente arrivate anche su Android. La pecca che ho trovato riguarda ancora la pessima gestione di Instagram e la mancanza di Tweetbot. Proprio quest’ultima citata mi ha fatto smettere di usare le mie liste di Twitter come principale aggregatore di notizie in favore del ritorno a Feedly che però ancora non mi convince nella sua applicazione ufficiale su Android. Ho impostato poi il non disturbare in maniera “complessa” con varie regole legate ai giorni ed alle ore che invece Apple ad esempio non permette così come ho limitato alcune applicazioni nell’uso in background per salvare la batteria. Risultato? Carico una volta ogni due giorni sia questo Mi A2 che il mio iPhone 7 Plus e riesco a tenere le due vite separate in maniera perfetta. Nessun account doppione e tutto ciò che riguarda il lavoro è e rimane solamente sullo Xiaomi.

Al momento posso dire di essere contento nonostante qualche limite software. Android cresce pur non avendo la stessa attenzione di iOS, ma forse è anche uno dei suoi vantaggi per alcuni aspetti. Credo di aver avuto fortuna nel trovare questo dispositivo, in questa veste, oltre che ad aver fatto in parte pace con Android. A posteriori posso dire di aver trovato la scelta migliore che mi ha anche fatto ricredere su alcune delle prime voci che erano arrivate su questo Mi A2. Vale veramente la pena provarlo, credetemi.

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Editoriali Tecnologia

Ho comprato due Kindle, ma leggo su un iPad

Di Claudio Stoduto

Si è strana come situazione, ma dopo aver comprato altri due Kindle alla fine mi ritrovo a leggere sempre dal mio iPad.

Dopo svariati tentativi ormai mi sono arreso a me stesso ed al mio modo di essere, non riesco a leggere su un Kindle.

Eppure non posso dire di non averci provato perché solamente nell’ultimo anno ho cambiato la bellezza di ben quattro Kindle di Amazon. Sono passato dal modello con i tasti fisici al vecchio Paperwhite per poi provare il modello touchscreen oggi in commercio (il più economico) per poi prendere nuovamente l’ultimo modello del Paperwhite. Insomma ho girato come un trottola, ma alla fine nessuno di questi mi ha soddisfatto. O meglio non è tanto questo perché sono tutti validissimi prodotti eh sia chiaro, più che altro il fattore di dover avere un ulteriore prodotto da portare nello zaino, caricare ecc ecc ecc.

Non ho mai voluto prendere in considerazione altre piattaforme, seppur ottime, perché alla fine ho tutto su Amazon. Magari è capitato che un libro costasse qualche centisimo in più, però suvvia la comodità di averlo nel mio ecosistema senza dover passare per giri strani…Però l’iPad è l’iPad. Un prodotto estremamente più comodo, versatile e soprattutto polifunzionale. Nel mio caso mi fa da computer, lettore multimediale ed infine anche “kindle” seppur con le limitazioni dello schermo del suo genere. In un solo prodotto ho tutto quanto senza dover avere e/o prendere più dispositivi. Che poi leggere non significa solamente un libro, ma per me anche un articolo o una guida apparsa in Rete. Per cui è fondamentale avere a disposizione anche il mio servizio di read it later (Pocket) in maniera tale da poter leggere anche quello alla sera.

Basta Kindle, ma non nella sua veste di applicazione per iPhone ed iPad. Già perché anche questo aspetto non è da sottovalutare visto che, avendo due prodotti dotati di una connessione internet sempre attiva, ho la possibilità di poter avere sempre tutto sincronizzato fino all’ultima parola letta. Non immaginate quante volte invece mi sono dovuti ingegnare per capire dove fossi arrivato sul Kindle…

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Editoriali

Aumentare la Velocità di WordPress nel 2018

Di Leonardo Razovic

Qui su instaNews mi sono occupato principalmente di aumentare la velocità di WordPress e  gestire il lato tecnico della piattaforma, questo in altre parole vuol dire dover combattere e ottimizzare WordPress. Di cose ne ho imparate parecchie, quindi vi scrivo un riassunto della mia esperienza nella speranza che possa essere di aiuto a qualcuno che voglia creare un nuovo blog usando WordPress oppure sistemare un blog già avviato.

L’importanza di un buon Hosting

Si parte dalla basi, e la base di un blog basato su WordPress è il server. Online si trovano pareri su tutti i servizi di Hosting, uno di quelli con più recensioni positive è SiteGround. Non è un caso, SiteGround mette a disposizione un referral per l’iscrizione. Quando si incontra un servizio che utilizza i referral per fare promozione bisogna sempre valutare attentamente. Superato lo scetticismo iniziale abbiamo optato per il piano “GrowBig” e dopo mesi di utilizzo posso assicurare per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo è veramente ottimo. Offre tutto quello che deve offrire un buon Hosting: uptime elevato, velocità, migrazione gratuita e sopratutto un buon supporto. Ho dovuto contattare raramente il supporto, però quando l’ho fatto (ed erano orari abbastanza improponibili) hanno saputo sempre rispondere in maniera competente e con velocità. Unico lato negativo da segnalare è il pannello di controllo, non manca certo di funzioni, però è veramente brutto e a livello di interfaccia grafica siamo fermi a 10 anni fa.

CloudFlare é vostro amico

Un grande vantaggio di SiteGround é la perfetta integrazione con CloudFlare. CloudFlare permette di andare ad utilizzare una CDN (Content Delivery Network) con una semplicità disarmante. Se non sapete cosa é una CDN consiglio di leggere questo articolo dove é ben spiegata la struttura ed il funzionamento.

CDN in a gif

Oltre a questo servizio CloudFlare permette anche di andare a sfruttare due tecnologie fondamentali per andare a migliorare il posizionamento su Google (ne parleremo in maniera più approfondita in seguito) e le performance del sito. Sto parlando di HTTPS e HTTP/2.
Utilizzare HTTPS garantisce:

  1. Un’autenticazione del sito web visitato.
  2. Protezione della privacy.
  3. Integrità dei dati scambiati tra le parti comunicanti.

Queste proprietà sono talmente importanti che Google favorisce i siti che sfruttano HTTPS invece di HTTP già da ormai quattro anni. Il cambio di protocollo richiede solo una manciata di click su SiteGround, vi lascio il link alla documentazione ufficiale ed un buon sito che approfondisce la tematica.

HTTP/2 invece é attivato di default su CloudFlare, quindi non ci sarà da configurare nulla. I vantaggi rispetto al caro ed ormai anziano HTTP/1.1  sono molteplici, ed anche in questo caso una buona pagina di spiegazione la offre la stessa SiteGround. Il cambio di protocollo permette una migliore gestione delle richieste, che si traduce in un sito più veloce. Ed indovinate cosa? Google favorisce i siti più rapidi rispetto a quelli più lenti a partire da questa estate.

Una delle differenze chiave tra HTTP/1.1 e HTTP/2

Ottimizzare le immagini

Uno degli errori più comuni (e spesso ignorati) é la gestione delle immagini. Le immagini sono uno degli elementi più pesanti all’interno di un sito web, pertanto rappresentano l’elemento cruciale se si considera il peso della pagina. Una pagina più leggera vuol dire una pagina che impiega meno tempo per essere scaricata. Una pagina più veloce vuol dire una pagina che ha più probabilità di ottenere un buon ranking su Google. Per ridurre il peso di una pagina si deve, almeno quando si può, utilizzare sempre immagini a risoluzioni adeguate (inutile usare fotografie da 20 Megapixel per un Banner 600 x 350) , ma soprattuto le immagini, a prescindere dalla risoluzione, vanno compresse (senza perdere qualità). Come é possibile fare ciò?  Basta andare su siti come Compressor.io che permettono di effettuare la compressione online, il sito genererà una foto con un peso fino al 90% inferiore. Se siete interessati ad eseguire la compressione in locale potete utilizzare ImageOptim per macOS o Caesium per Windows.

Il SEO é morto, lunga vita al SEO

Il SEO (Search Engine Optimization) è uno degli argomenti più discussi all’interno della comunità di WordPress.

SEO è l’acronimo inglese per Search Engine Optimization e definisce tutte le attività di ottimizzazione di un sito web volte a migliorarne il posizionamento nei risultati organici dei motori di ricerca come Google e Bing.

Paolo Albera

Il concetto base é semplice: una persona scrive un articolo per farlo leggere a più persone possibili, come si raggiungono le altre persone? Tramite motori di ricerca, ossia tramite Google. Ovviamente essere tra i primi su Google non é facile, la concorrenza é alta e spietata, inoltre sul web é pieno di guru pronti a vendervi corsi, strategie e trucchi. Durante il mio periodo di formazione ho imparato a distinguerli, così come ho imparato alcuni concetti chiave che vi riassumerò ora brevemente:

  1. Scrivere. Sembrerà un concetto banale ma una delle cose più importanti é scrivere. Scrivere articoli che raccontano o informano, poco importa il soggetto, basta che la qualità sia alta. Google preferisce articoli ben strutturati e complessi, per questo anche in questo frangente, la qualità batte la quantità. Sia ben chiaro però che la quantità, specialmente agli inizi, non é un aspetto da sottovalutare.
  2. Fare riferimento a Google. Nessuno conosce meglio di Google le sue regole, per questo la fonte principale di consigli é la documentazione messa a disposizione da Google stessa, qui potete trovare una buona introduzione che spiega le regole da seguire per una corretta ottimizzazione per i motori di ricerca.
  3. Prima ho parlato di come Google favorisca i siti veloci che utilizzano le ultime tecnologie, ci sono però centinaia di altri fattori che definiscono i risultati delle ricerche. Uno dei fattori al quale bisogna prestare attenzione che non ho ancora menzionato é verificare se il proprio sito é ottimizzato per i dispostivi mobili. Qua quasi tutto dipende dal tema, quindi é fondamentale scegliere un tema sviluppato da persone competenti. Come controllare se il vostro sito é utilizzabile correttamente da Smartphone? Google mette a disposizione un pratico tool che controlla (ed in caso ci segnala) i punti critici.
  4. Un argomento non troppo discusso ma che reputo fondamentale per una buona “comunicazione” tra motori di ricerca e WordPress é il corretto uso dei Dati Strutturati. Google é molto intelligente, ma come fa a distinguere una ricetta da un articolo di notizie? Semplicemente glielo deve comunicare il sito stesso, attraverso i Dati Strutturati. Questi “dati” non sono altro che un piccolo frammento di codice formattato in maniera particolare che contiene tutte le informazioni sul nostro articolo. Anche in questo caso la documentazione ufficiale é la miglior fonte di informazioni, anche in questo caso Google fornisce un tool per verificare la corretta implementazione. Per implementarli correttamente su WordPress la via più facile é utilizzare un Plugin. Per instaNews ho scelto di utilizzare Schema Pro, non economico ma molto potente e semplice da utilizzare. Una valida alternativa gratuita é fornita da Schema & Structured Data for WP.
  5. Implementare AMP (Accelerated Mobile Pages) ha richiesto più studi “morali” che tecnici. Per implementarle su WordPress é facile, basta utilizzare AMP for WPma perché farlo? Il protocollo é continuamente messo in discussione, é controllato da Google e questo a molti non va a genio, inoltre nelle sue prime versioni non supportava le pubblicità o il tracciamento degli utenti. Cose che però sono state possibili con il tempo e si integrano perfettamente con il plugin sopra citato. Dopo la corretta implementazione nei mesi scorsi il sito ha registrato una migliore posizione nei motori di ricerca, e quindi maggiori utenti. Indovinate come fare a testare se avete implementato AMP correttamente? Ovviamente ci pensa Google.
  6. Chiudo questa breve lista parlando in generale dell’algoritmo di Google. Mi duole informarvi che non esiste nessun algoritmo magico che si può ingannare utilizzando domini con nomi particolarmente interessanti, inserire keyword a ripetizione all’interno di un testo o utilizzare altri stratagemmi che forse funzionavano dieci anni fa. Google in questi anni ha imparato a ragionare, nel vero senso della parola. Grazie al machine learning é possibile identificare il contesto di un discorso o di una specifica domanda, per questo ribadisco quello che ho scritto come primo punto. Scrivete articoli di qualità, mettetevi nei panni dell’utente e rispondete alle sue esigenze di conoscenza e informazione, i risultati arriveranno con il tempo e l’impegno.

Concludo dicendovi che il link che porta a SiteGround é affiliato e con il vostro eventuale acquisto andate a supportare instaNews.it e le persone che alimentano questo progetto. Per segnalazioni, dubbi o errori mi potete contattare su Twitter: @LRazovic.

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Conviene comprare oggi il nuovo iPad Pro 2018?

Di Claudio Stoduto

Apple ha lanciato da un paio di giorni i nuovi iPad Pro 2018 che…

Adoro ed amo il mondo iPad, ma dopo la presentazione dei nuovi iPad Pro 2018 mi sono preso qualche giorno di tempo per esaminarli più da vicino e capire meglio se potessero fare al caso mio.

Parto subito con il dire un paio di cose. Il design squadrato, in stile iPad di prima generazione a grandi linee, mi piace tantissimo. Tuttavia trovo però che il prodotto finale in sé per sé sia un po’ fuori dai prodotti tipici di Apple con un design a cui bisognerà probabilmente fare solo l’abitudine dopo anni di iPad tutti un po’ simili fra di loro.

Detto questo ero partito con l’idea di voler vedere meglio questi prodotti per eventualmente fare il cambio ovvero rendevo il mio iPad Pro 12.9 2017 4G da 256GB in favore di un nuovo iPad Pro 11 64 GB con il 4G. Non lo farò e vi dico subito il perché. Questo iPad è nato perfetto a livello hardware, mentre purtroppo è nato morto a livello software. Sappiamo infatti da tempo come iOS 13 sarà nuovamente incentrato sulle funzionalità legate al mondo iPad e proprio per questo pensiamo un po’ tutti che questo dispositivo mostrerà le sue vere potenzialità solamente nel corso del 2019 inoltrato. Già proprio a ridosso di quella che potrebbe essere la seconda generazione di questa nuova linea di prodotti anche se, vedendo un po’ l’evoluzione del mercato, potremmo assistere a qualche anno di tregua da parte di Apple.

I nuovi iPad Pro 2018 sono belli ed interessanti, per carità. Non c’è proprio tutto quello che gli utenti avevano richiesto in fase di pre-presentazione, ma allo stesso tempo possiamo anche dire che Apple in parte il suo lo ha fatto. Purtroppo, nel mio caso, non vedrei delle reali differenze con il modello nuovo fino ad almeno il prossimo anno pur essendo convinto del prodotto in questione eh, sia chiaro. Si comodo il Face ID, ma non mi pare il caso di poterlo valutare circa 300/400 euro da spendere per sostituire il mio modello con cui già mi trovo benissimo.

Io attenderò fiducioso la nuova versione di iOS per poi decidere di conseguenza. So già, come mi hanno detto anche molti di voi, che il mio iPad potrebbe facilmente durare ancora parecchi anni per cui potrei stare tranquillo sin da subito. Tuttavia sapete che mi piace cambiare e che il mondo iPad è, per quanto mi riguarda, la vera marcia in più del settore informatico del momento. Ho molta fiducia nella porta USB type-c e se mi darà le giuste garanzie potrebbe valere da sola il passaggio al nuovo modello.

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Perchè ho tante aspettative su Amazon Alexa

Di Claudio Stoduto

Ho accolto con grande enfasi l’arrivo di Alexa in Italia tanto approfittare del grande sconto e prendere un Echo Plus.

Amazon Echo Plus in Italia

Ammetto che l’avere una sorta di Jarvis in casa mi ha sempre in qualche modo emozionato e da quando è arrivato Google Home in Italia ho cercato di farmelo andare giù pur trattandosi della società che più gioca con i miei dati personali. Al netto di questo però, dopo poche settimane è diventato un oggetto praticamente inutile e visto che avevo scelto il Google Home Mini, non lo potevo nemmeno sfruttare come riproduttore musicale di un certo livello vista la sua scarsa qualità.

Ho sempre guardato con grande interesse nei confronti di Amazon e del suo Alexa che è già attivo in America da anni e che ha mostrato, secondo me, di avere una marcia in più in varie situazioni. Alla fine il vero vantaggio, secondo me, è che Alexa debba stare nel mezzo fra iOS ed Android senza avere una delle due parti come predominante. Google Home, per quel che si possa dire, rimane molto affezionato ad Android, mentre HomePod beh forse è meglio non parlarne.

Sono onesto poi, per Natale mi sarei voluto regalare un HomePod importato dalla Gran Bretagna. I prezzi sono un pelo più alti, però è ad oggi ancora l’unico modo per poterci mettere le mani sopra. Avendo quindi ancora del tempo a disposizione da qui alla mia data prefissata, ecco che mi viene anche in soccorso Amazon Echo Plus, il top di gamma della società americana. L’ho preso con l’intento di poter sostituire il mio potenziale HomePod risparmiando non pochi soldi, sulla carta, e guadagnando in un”ottica di apertura del sistema operativo vista la chiusura di Apple. A, giusto per concludere, uso Spotify io come sistema di riproduzione delle canzoni in streaming per cui mi è molto difficile sfruttare l’assistente virtuale di Apple mentre con Alexa…

Insomma come avrete capito punto forse su Alexa, forse più di quanto avessi scommesso su Google Home. Spero di aver vinto e di aver quindi approfittato al meglio della forte situazione di sconto che ha colpito il nostro mercato per l’arrivo di questi nuovi prodotti.

Amazon, fammi tuo ancor di più (e speriamo in meglio).