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Recensione: Honor 20, compatto ma simile ai tanti

Di Claudio Stoduto

In queste settimane ho giocato con il nuovo Honor 20 che quest’anno non mi ha stupito.

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Sono un paio di anni che i telefoni di Honor mi lasciano di stucco per le ottime prestazioni, i buoni materiali ed una resa finale che viene offerta al giusto prezzo. In questo 2019 però l’azienda ha voluto alzare l’asticella generale andando a confermare come l’intenzione generale fosse quella di optare per una fascia di prezzo più alta rispetto anche al solo scorso anno.

Honor 20 è un dispositivo che vanta delle dimensioni estremamente compatte e che te lo fanno piacere in ogni singola situazione. Il display è enorme da 6,26 pollici di diagonale ma questo non comporta impedimenti del caso, anzi tutto il contrario. Grazie ancora una volta al foro, questa volta posto in alto a sinistra, l’azienda è riuscita a realizzare un dispositivo che rientra in quella fascia che potremmo definire degli “SE”. La risoluzione è una classica FullHD+ pari a 2340 x 1080 pixel e qui, secondo noi, c’è stata l’ottima mossa nel non voler puntare su un display più risoluto. Prima di tutto per i consumi e poi per non cannibalizzare troppo il resto dei prodotti di Huawei.

Lato prestazionale non c’è alcun tipo di problema. Il dispositivo è dotato di 6 GB e 128 GB di spazio interno che sono spinti dal processore HiSilicon Kirin 980 di ultima generazione con una frequenza massima di lavoro pari a 2.6 GHz. Non ho mai riscontrato problemi in ogni singolo utilizzo confermando come Huawei abbia fatto degli ottimi passi da gigante nel corso di questi ultimi anni. Avete bisogno ancora di maggiore memoria? Nessun problema, visto lo spazio per la microSD. Parlando invece della connettività non manca il Bluetooth 5.0 che garantisce, finalmente, minori consumi ed una portata maggiore oltre ad un Wi-Fi prestante compatibile con lo standard ac. Sulle reti mobili nessun problema con la piena compatibilità alle reti LTE di ultima generazione ed un segnale che si è sempre dimostrato stabile ed affidabile, Huawei è una garanzia in tal senso.

Passiamo ora alle note un po’ dolenti. Iniziamo dal software. La EMUI è sempre la stessa con i suoi pregi ed i suoi limiti. Huawei sembra non voler ascoltare gli utenti da questo punto di vista confermando come, in realtà, si sia ancora di fronte ad un sistema operativo molto orientale e poco occidentale. Forse una scissione fra i due mercati potrebbe non fare male oltre ad un restyling completo e più vicino alle linee guida offerte da Google. Peccato.

Sulla fotocamera invece avevo tante aspettative ma non sono rimasto così tanto soddisfatto come invece potrebbe sembrare. Abbiamo quattro sensori composti da 48 megapixel per il principale che scatta a 12 megapixel vista la tecnologia che combina 4 pixel in 1. La seconda è da 16 megapixel ma con una particolarità che consiste nell’avere un angolo di aperture decisamente più grande del normale. Infine ne abbiamo due da 2 megapixel con apertura f/2.4 di cui una dedicata alle macro da 4 centimetri ed una invece dedicata all’effetto sfocato a cui tutti puntiamo con i nostri smartphone. Le foto con tanta luce sono interessanti, con poca luce invece… Diciamo che non sono paragonabili ad altri smartphone di questa fascia di prezzo ed è un vero peccato. Purtroppo però siamo davanti ad una situazione particolare che da un lato è giusto che sia così mentre dall’altro fa fare dei passi indietro ad Honor che non tutti ci aspettavamo. Di certo non ci potevamo aspettare le prestazioni del P30 Pro anche perché ci sarebbe stato il grande rischio legato alla possibile cannibalizzazione dei prodotti stessi.

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Conclusioni

Honor 20 è un prodotto interessante ma allo stesso tempo che non è stato in grado di convincere sino in fondo. Il livello generale si è alzato fra i concorrenti ma qui sembra che ci sia limitati a portare giusto un paio di novità e nessuna reale modifica ai problemi già riscontrati ad inizio anno con il View 20 o nel 2018 con Honor 10. È un gran peccato soprattutto considerando anche il listino di vendita che prevede una partenza da 499 euro per questo modello piccolo.

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Hardware

Recensione: Redmi Note 7 by Xiaomi dopo cinque mesi

Di Claudio Stoduto

Redmi Note 7 è un telefono interessante che viene offerto ad un prezzo super onesto e con un hardware di ben altra fascia.

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Questa “recensione” la voglio approcciare in maniera completamente diversa rispetto alle classiche dei prodotti che siamo abituati a testare. Il Redmi Note 7 by Xiaomi mi ha stupito sotto tanti punti di vista ed ora ve ne parlo più nel dettaglio.

Parto con il design che, sebbene sia ormai quello di un prodotto abbastanza commerciale, a me è decisamente piaciuto. Non parliamo di un elemento indubbiamente caratteristico, nonostante le colorazioni particolari che vengono vendute, ma allo stesso tempo parliamo di un prodotto che sa il fatto suo. È un telefono pulito, elegante e per alcuni aspetti molto minimale e che in questo modo ha fatto centro nel mio cuore. In mano si riesce ad utilizzare tranquillamente senza troppi impedimenti e, nonostante il vetro nella parte posteriore, l’uso di una cover non è stato necessario nel mio caso. O meglio, non ne ho sentito l’esigenza come per altri telefoni di Xiaomi. C’è lo scalino? Si, ovvio ma è meno fastidioso di quanto si possa pensare.

Dal punto di vista delle prestazioni che dire, ci siamo alla grande nonostante tutto. Già perché il processore rimane, per quanto ottimo, lo Snapdragon 660 di qualche anno fa che abbiamo visto anche sul Mi A2 ma che tecnologicamente è stato superato dai nuovi modelli già in commercio. La RAM a disposizione 3/4 GB è più che sufficiente per svolgere le operazioni quotidiane del telefono che non ha mai mostrato alcun tipo di blocco pur avendo una versione di Android non propriamente leggera come la MIUI. Di buona fattura il display IPS LCD che possiede una protezione Gorilla Glass 5 ed ha un aspetto di forma sicuramente in linea con quello degli standard del mercato attuale.

Sulla fotocamera c’è un discorso ampio da fare. Partiamo con il dire che il dispositivo supporta nativamente la GCam di Google il che vuol dire che, installando un semplice file .apk senza bisogno di root ed arcani vari, si potrà avere un incremento fotografico decisamente notevole. Non che i risultati stock siano scarsi, anzi tutto il contrario, ma si vede proprio come il sensore principale da 48 megapixel sia di una fattura superiore e che esso garantisca delle performance ottime. Di notte i risultati sono sicuramente meno strabilianti anche usando l’applicazione di Xiaomi e la relativa modalità notte. Nel complesso posso dire che la camera mi è piaciuta ed il boost della GCam è sicuramente una bella marcia in più.

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Conclusioni

5d2c8cd6 Ab62 49bf 881b F0691cb387f3Tirando un paio di somme sul dispositivo non viene che consigliarlo sotto vari punti di vista. La camera, come detto, è performante idem la batteria che garantisce una resa al di sopra della media. Giudicarlo solamente dal prezzo di vendita sarebbe sbagliato perché questo dispositivo è molto di più di quanto richiesto dall’azienda cinese sul mercato. In commercio si trova a cifre decisamente oneste e, se messo a confronto con molti altri competitors, ha sicuramente un paio di jolly da giocarsi senza alcun tipo di problema. Più che altro è difficile non consigliarlo visto il suo ottimo bilanciamento generale.

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Recensione: Xiaomi Mi 9, troppi difetti di gioventù

Di Walter Tomiati

Il nuovo Xiaomi Mi 9 si presenta con una scheda tecnica di tutto rispetto ad un prezzo decisamente aggressivo. Tuttavia ci si scontra subito con la mancanza di ottimizzazioni e con svariati problemi software che pregiudicano l’esperienza d’uso complessiva.

Xiaomi Mi 9

Confezione:

Il primo approccio con lo Xiaomi Mi 9 inizia dalla sua scatola, la quale ha uno stile particolarmente elegante. All’interno trovano posto l’alimentatore da parete 12V/1.5A, il cavo dati USB Type-C, l’adattatore da USB Type-C a jack audio 3.5mm, la cover in silicone e la spilletta per lo slot SIM. Piccolo neo è la mancanza di un paio di auricolari che avrebbe fatto comunque piacere.

Confezione

Design e dimensione:

Xiaomi non ha voluto azzardare, proponendo per il suo Mi 9 linee morbide e già viste su più fronti. Il produttore cinese nel corso degli anni ci ha abituato a prodotti concreti e anche in questo caso non si è smentito. Lo Xiaomi Mi 9 è costruito con grande cura ed il feeling è davvero premium. La scocca posteriore, con effetto a specchio, è realizzata in vetro stondato e racchiuso dal frame in alluminio lucido. Nel complesso misura 157.5 x 74.67 x 7.61 mm per un totale di 173 grammi.

La prima cosa che si nota in questo smartphone è la tripla fotocamera che fuoriesce nell’angolo superiore. Il modulo è talmente sporgente che nemmeno la cover riesce a racchiuderlo e proteggerlo. Proseguendo con l’analisi visiva ci accorgeremo che, oltre ai convenzionali tasti di accensione/spegnimento e regolazione audio, è stato posizionato sul lato opposto un pulsante personalizzabile, che potrà avviare anche Google Assistant. Sopra di esso c’è l’alloggiamento per la doppia SIM che non prevede purtroppo l’espansione di memoria. Manca anche il jack per le cuffie, come avrete potuto intuire dalla presenza dell’adattatore nella confezione. Gli aspetti negativi riguardano anche l’ingresso USB Type-C che è solamente 2.0 e lo speaker che non è stereo, nonostante i doppi fori sul profilo inferiore. Molto apprezzata la presenza della porta infrarossi.

Design e dimensione

Hardware:

La scheda tecnica dello Xiaomi Mi 9 fa impallidire la concorrenza, almeno per gli smartphone prodotti fino ad oggi. Il SoC Qualcomm Snapdragon 855 muove tutto con estrema velocità, ed è composto da un Octa-Core con frequenza massima di 2.84GHz e una GPU Adreno 640. Questa configurazione comprende anche 6Gb di RAM LPDDR4X e 64Gb di memoria interna di tipo UFS 2.1; Per i più esigenti è presente anche la variante da 128Gb.

Anche il display è di qualità, basandosi su un pannello AMOLED da 6.39 pollici con formato 19.5:9 e protezione Corning Gorilla Glass 6. La risoluzione è fissa a 2340 x 1080 pixel (Full HD+) con una densità pari a 403 PPI. Sotto la luce diretta del sole non c’è nessun problema di leggibilità data la luminosità elevata e l’aiuto software che interviene proprio in questa occasione (Sunlight Mode 2.0); Inoltre la polarizzazione è stata studiata in maniera corretta. Presente anche la certificazione HDR10 la quale assicura un ottimo contrasto e colori intensi.

Lo schermo racchiude al suo interno il notch, smussato via software per renderlo più piacevole alla vista, ed il lettore d’impronte digitali. Proprio quest’ultimo mi ha deluso per la sua incertezza e poca reattività: siamo ben lontani dalla precisione raggiunta da quelli dedicati. Per assurdo il riconoscimento del volto è nettamente più rapido anche se non è abbinato ad un sensore tridimensionale.

La connettività è davvero completa e comprende il 4G+ con la banda 20, il Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac Dual Band, il Bluetooth 5.0, il GPS A-GPS/GLONASS/BeiDou/Galileo Dual, l’NFC e il già citato sensore infrarossi.

Hardware Xiaomi Mi 9

Fotocamera:

Questo è l’aspetto più discusso soprattutto in relazione alla presenza, nella parte posteriore, dei tre sensori fotografici. Il primo è un Sony IMX586 da 48MP con apertura f/1.8 e lunghezza focale di 27mm, il secondo è un Sony IMX481 grandangolare da 16MP con apertura f/2.2 e lunghezza focale di 13mm, infine il terzo è un teleobiettivo Samsung S5K3M5 con risoluzione da 12MP con apertura f/2.2 e lunghezza focale di 54mm; Tutti sfruttano l’autofocus Laser/PDAF e il flash Dual-LED. Nonostante questa ampia possibilità di scelta, a seconda del contesto in cui ci troviamo, il risultato finale è sempre univoco: più che bene di giorno ma decisamente insufficiente quando la luce viene a mancare. In questo caso si nota una netta perdita di dettagli nonché l’aumentare del rumore anche attivando la modalità Notte.

La sensazione è quella di avere scatti non all’altezza rispetto a quelli catturati da altri smartphone di fascia alta. In particolare la risoluzione da 8000 x 6000 pixel, che si ottiene grazie al primo sensore, sembra favorire il marketing piuttosto che rivelarsi davvero utile, anche perché attivando la modalità 48MP perdiamo l’intelligenza artificiale e l’HDR. Allo stesso modo il comparto frontale, da 20MP e apertura f/2.0, è sottotono e segue quanto descritto fino ad ora.

Le riprese video sono decisamente superiori, nonostante l’assenza di una stabilizzazione ottica, e possono raggiunge la risoluzione massima 4K 60FPS. La resa finale è decisamente godibile grazie anche ad un’ottima gestione dei colori e alla reattività dell’autofocus. Interessante anche la modalità Slow-Motion a 960FPS, che tuttavia viene limitata al Full HD.

Fotocamera Xiaomi Mi 9

Software:

Xiaomi Mi 9, con i suoi difetti più o meno gravi, dimostra il peggio di sé con il sistema operativo. La MIUI 10.2 basata su Android 9 Pie, con patch di sicurezza aggiornate a febbraio 2019, presenta numerosi bug e di conseguenza l’esperienza d’uso ne risente pesantemente. L’interfaccia grafica è reattiva e piacevole ma va sicuramente ottimizzata al meglio. I due problemi principali che ho riscontrato riguardano la visualizzazione delle notifiche e la gestione delle chiamate. Se avete avuto in passato un altro Xiaomi avrete già notato come la barra delle notifiche non mostra le icone persistenti ma vengono visualizzate solo nell’instante in cui arrivano.

Ma la cosa che più mi ha creato disagi è stata la parte telefonica: molto spesso non riuscivo ad avere chiamate né in ingresso né in uscita. Questo fenomeno mi è capitato davvero molte volte tant’è che sono riuscito a verificare nello stesso momento l’esatta copertura con lo stesso operatore (Wind) ed un altro smartphone. Per assurdo lo stesso Xiaomi Mi 9 in queste occasioni navigava in 4G senza nessuna interruzione facendomi quindi ipotizzare un problema circoscritto alla sola gestione delle chiamate e non di aggancio alla rete.

La scelta poi di inserire i banner pubblicitari all’interno di alcune schermate di sistema non la condivido assolutamente come del resto la presenza di alcune applicazioni preinstallate non propriamente necessarie. Nulla di estremamente difficile da aggirare ma ciò potrebbe l’asciare perplessi molti utenti fin dalla prima accensione.

Software Xiaomi Mi 9

Autonomia:

Nonostante l’hardware altamente prestante e i 3300mAh di capacità, questo smartphone raggiunge senza particolari problemi le 5 ore di schermo. La batteria, non rimovibile, è quindi promossa anche per un utilizzo intenso nonostante in valori assoluti non siano da record. Sullo Xiaomi Mi 9 troviamo il supporto Quick Charge 4+ sfruttabile tramite cavo fino a 27W mentre in modalità wireless il picco è di 20W. Tuttavia in dotazione viene fornito un alimentatore da parete con standard Quick Charge 3.0 18W, il quale completa la carica in meno di 80 minuti.

Autonomia Xiaomi Mi 9

Conclusioni:

Attualmente lo Xiaomi Mi 9 non è un top di gamma adatto a tutti. Chi lo acquista ora, per via del prezzo di lancio invitante, deve essere consapevole che il software non è all’altezza dell’hardware. Questo significa abituarsi a piccoli problemi quotidiani che però potranno essere risolti con i futuri aggiornamenti di sistema. I compromessi non toccano assolutamente la rapidità di esecuzione delle applicazioni, la qualità del display e l’autonomia che, come avrete capito, sono le cose che più mi sono piaciute. Molto bene anche il segnale del GPS che non ha mai perso un colpo e la gestione della temperatura durante le sessioni di gioco. Xiaomi deve assolutamente lavorare sulla fotocamera poiché ha un enorme potenziale inespresso: installando la Google Camera infatti si nota subito un deciso miglioramento. Sono sicuro che nei prossimi mesi, una volta raggiunta la giusta maturità, si potranno apprezzare a pieno tutte le caratteristiche.

Conclusioni

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Hardware

Xiaomi Mi 8 oggi nel 2019 dopo un anno

Di Claudio Stoduto

Sto testando con mano il Mi 8 di Xiaomi e, nonostante il nuovo Mi 9, ancora oggi rimane un ottimo prodotto.

A distanza di un anno dalla sua commercializzazione, più o meno, lo Xiaomi Mi 8 è in voga in questo periodo per i vari confronti che sta subendo insieme a quello che è il suo successore, il Mi 9, che abbiamo visto giusto di recente essere presentato ufficialmente.

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Ero partito con le migliori intenzioni nel testare questo dispositivo visto che, con tutta la calma del mondo, mi potevo gustare un software ormai ottimizzato ed una fotocamera che sulla carta poteva essere molto interessante. Sono deluso? Assolutamente no ed anzi ancora oggi mi viene difficile non tenerlo in considerazione nella mia personale schiera dei prodotti acquistabili. Mi è piaciuto molto il suo design pulito ed essenziale con quella camera posteriore che sporge al punto giusto rispetto a tutti i concorrenti e che con la cover risulta poi praticamente perfetta (son gusti eh). Un po’ meno il notch anteriore che è molto marcato anche in confronto al modello appena lanciato, ma erano altri tempi purtroppo e sicuramente questo aspetto ha in parte inciso in tal senso. Poi il form factor è semplicemente perfetto in ogni suo aspetto; non lo ho trovato mai non bilanciato o fuori asse in qualsiasi condizione di utilizzo tanto che in tasca non mi ha mai dato fastidio così come nell’uso in situazioni particolari come su un mezzo pubblico o per strada camminando.

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Sul software ammetto di avere qualche remora. Sia chiaro la MIUI è oggi una delle migliori espressioni di Android non stock, ma allo stesso tempo sono state incluse delle opzioni che non mi hanno fatto piacere. Si veda ad esempio la pubblicità all’interno del menù di installazione delle applicazioni così come poi la possibilità di incappare in qualche banner pubblicitario nelle applicazioni di sistema. Peccato, va bene tutto ma questo no. Poi devo anche dire che in questo momento sono in fissa più totale con Android puro per cui trovo ogni difetto possibile ed immaginabile, ma è più una fissa mia perché alla fine la MIUI è completa in tutto ed offre anche alcune chicche che Google non ha inserito di default nel suo sistema. Una miglior gestione della tacca sicuramente non avrebbe comunque fatto male, secondo me.

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Parlando invece della fotocamera devo dire che si sono raggiunti comunque degli ottimi risultati. Non stiamo parlando di un cameraphone a tutti gli effetti, ma nella sua fascia di prezzo si difende molto, molto ed ancora molto bene lo devo dire. Già perché alla fine parliamo di un prodotto che non deve, secondo me, competere con alcuni top di gamma come i P20 e gli S9 ma più con i OnePlus 6/6T viste alcune limitazioni a livello hardware che ci sono state. Un esempio la ricarica wireless, prontamente aggiunta sul Mi 9, così come un display bello ma non eccezionale. Ad ogni modo, tornando alla fotocamera, devo dire che mi sono trovato comunque a mio agio nello scattare con questo Mi 8 ed anzi mi ha regalato non poche sorprese devo dire. L’AI viene in aiuto preimpostando alcune scene che quasi sempre riconosce perfettamente, ma è un aiuto che c’è fino ad un certo punto molto poi lo fa il resto del software e la lente in sé per sé.

Per osservare da vicino qualche scatto, date uno occhio a questo link.

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Lo comprerei? Sinceramente ora come ora il suo più grande nemico è proprio il suo successore, lo Xiaomi Mi 9. Oggi io propenderei per quel modello lì piuttosto che questo Mi 8 anche perché i costi variano di circa 100 euro e quindi non una cifra astronomica ed assurda.

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Hardware

Recensione: OnePlus 6T dopo 6 mesi non convince

Di Claudio Stoduto

In questi ultimi giorni ho avuto modo di giocare da vicino con un OnePlus 6T. È lo smartphone di punta della società cinese per questa prima parte del 2019 in attesa di vedere quali potranno essere le novità del nuovo modello subito dopo la primavera.

Confezione

All’interno del box di vendita troviamo ormai il classico contenuto ormai standard di tutti i prodotti di OnePlus. La società ha deciso di fornire una dotazione praticamente completa in ogni suo aspetto partendo dall’adattatore per il jack delle cuffie per arrivare poi alla cover posteriore per proteggere lo smartphone. Non manca poi il caricatore da parete dotato della tecnologia Dash charge che in meno di un’ora riesce a garantirvi una bella resa in termini di autonomia.

Design e dimensione:

Siamo davanti ad uno smartphone che aumenta di spessore rispetto al OnePlus 6 di inizio 2018 e che lo fa per un motivo più che valido (la batteria è più capiente). Ammetto che esteticamente è valido sebbene ci siano degli aspetti che non comprendo a pieno. Un esempio? Non riesco a digerire troppo gli angoli del display che sono oggettivamente strani da guardare. Ci sono rimasto particolarmente male tanto da farli vedere anche a qualche amico, la situazione diciamo che pensavo potesse migliorare nel corso dei giorni (facendoci il classico occhio) ma purtroppo non è andata così, anzi. Per il resto trovo che lo smartphone abbia un po’ di carattere anche se il notch a goccia in questo modo sicuramente ruba dello spazio che poteva essere del display e che forse lo rende un po’ meno utile rispetto alla vecchia tacca.

Il modello che ho ricevuto in prova è il Midnight Black ovvero quello con il retro in vetro satinato, a differenza del Mirror Black che invece ha l’effetto lucido. La sensazione al tocco è davvero fantastica e si percepisce in pieno l’eccellente qualità costruttiva; in mano si tiene abbastanza bene, le dimensioni (157.5 x 74.9 x 8.2 mm) e il peso (180g) sono abbondanti ma non esagerati da compromettere l’ergonomia. Sui lati non cambia la disposizione dei tasti: a destra sono presenti lo slider per controllare la suoneria e il tasto di accensione/spegnimento mentre a sinistra è collocato il bilanciere del volume al di sotto dello slot delle due SIM. Nella parte inferiore purtroppo diciamo addio al jack delle cuffie per lasciare spazio solamente all’ingresso USB Type-C 2.0 e allo speaker mono.

Hardware:

Sotto questo aspetto le novità sono poche rispetto al OnePlus 6 già recensito per cui analizzeremo solo quanto c’è di realmente diverso. Aumenta il display che sale fino a 6,41 pollici di diagonale e che aumenta anche la sua risoluzione. Niente passaggio al Quad HD come in tanti speravano, ma solo una piccola modifica per riadattarsi al nuovo schermo un po’ più grande. Bellissimi i colori e le tonalità del display AMOLED che ancora una volta si dimostra essere una delle tecnologie migliori e più appaganti. Anche in questo caso c’è la possibilità di andare a tarare meglio i colori e di gestire ciò che più ci aggrada da questo aspetto. Decisamente utili anche le Modalità Notturna e Lettura, che ci aiutano a non affaticare la vista in queste occasioni, come l’Ambient Display, per dare una rapida occhiata alle notifiche ricevute (presente anche il led personalizzabile).

È interessante però notare come il sensore le impronte sia ora posto sotto al display. Sono contento? Ni. Mi aspettavo di meglio e non sempre mi ha dato quel responso positivo che pensavo di fare tanto che ho attivato il riconoscimento tramite il volto. Peccato perché puntavo e punto molto su questa tecnologia che in parte mi ha un po’ deluso pur non essendo ancora oggi una delle prime soluzioni proposte sul mercato.

Per il resto, come detto, vale quanto riportato sulla review del 6.

Fotocamera:

La fotocamera principale è formata da due sensori che nel complesso restituiscono scatti convincenti ma non fino in fondo. Scendendo nei particolari, entrambi hanno apertura f/1.7 ma il primo è da 16 megapixel con stabilizzatore ottico mentre il secondo è da 20 megapixel. Quest’ultimo ha ancora una volta il compito di raccogliere le informazioni sulla profondità di campo per poi gestire l’effetto bokeh che non sempre mi ha convinto. Come detto non è un prodotto che raggiunge l’eccellenza per me e che spesso, pur garantendo un buon dettaglio, paga qualche cosa in termini probabilmente software. Già perché a livello hardware sulla carta c’è tutto, ma nella sostanza poi manca quella virgola che ti fa gridare Wow!. In automatico fa correttamente il suo lavoro a patto di avere una corretta illuminazione ambientale mentre, come prevedibile, perde la sua efficacia con il diminuire della luminosità ambientale. L’applicazione è una delle più semplici da utilizzare e prevede anche la scelta dei parametri manuali, chiamata Modalità Pro, tra cui bilanciamento del bianco, esposizione, HDR, ISO, messa a fuoco. Apprezzabile anche la possibilità di salvare nel formato RAW in modo poi da poterle modificare ed adattare in futuro.

Per dare un occhio ai risultati vi inviato a consultare questo link.

Software:

Sulla OxygenOS non discuto. Sarà un mix fra le ottimizzazioni software ed il processore di alta fascia, ma questo dispositivo vola in ogni aspetto. È più rapido di voi in ogni genere di situazione ed anzi posso tranquillamente dire che spesso nemmeno ho finito di cliccare che ha già completato l’operazione in corso. Android Pie 9.0, come visto sul OnePlus 6, è stato un bel passo in avanti sotto questo punto di vista con non poche novità che vi permettono di fruire di una serie di opzioni mica da ridere, anzi. Si tratta di una delle migliori esperienze di Android e forse posso tranquillamente dire che si tratta di una soluzione che in parte completa quello che è il lavoro stock di Google. Dai temi alla Shelf, passando per le impostazioni qui OnePlus ha tirato fuori ancora una volta il meglio sé.

Autonomia

Siamo a 3700 mAh nominali che, a conti fatti, garantiscono 5 ore e mezza di schermo acceso in una giornata faticosa. Personalmente ritengo più che sufficiente questo elemento anche a patto di inserire una seconda scheda e quindi incrementare leggermente questo valore verso il basso. Anche qui promosso.

Conclusioni:

Ammetto che avevo delle aspettative diverse su questo prodotto e non posso ritenermi soddisfatto al 100%. Il software è ottimo, idem la batteria così come il display. Peccato per alcuni elementi estetici e soprattutto per quel sensore sotto allo schermo che mi aveva fatto illudere inizialmente salvo poi tornare indietro. Sulla fotocamera io non l’ho trovata precisa e puntale come hanno detto in molti ed anzi qui, per me, si nota la differenza con prodotti come il P20 Pro di Huawei o il Pixel 3 XL di Google. Costa 589 euro, una cifra che inizia a far riflettere sempre a confronto con le prestazioni della fascia media di oggi. È una sorta di compromesso fra alcuni veri top di gamma e quest’ultima appena citata. Ne vale realmente la pena?